Chi parte indietro deve puntare in alto
Quando "volare basso" sembra l’unica scelta possibile è il momento di fare l’esatto contrario: sognare in grande.
C’è un falso mito duro a morire: la laurea è solo un pezzo di carta. Questo non fa che sgonfiare le ambizioni e portare ad accontentarsi della prima opportunità che arriva.
Sembra un paradosso, ma più si parte da una condizione svantaggiata, più bisognerebbe sognare in grande. Prendiamo due studenti con la stessa identica preparazione e la stessa fame di farcela. Uno supera l'esame di ammissione per un ateneo d’eccellenza, l’altro fallisce per una manciata di punti ed è costretto a scegliere un’università meno prestigiosa. Quell'esame è un vero e proprio spartiacque.
Secondo gli studi di Massimo Anelli (Bocconi), chi entra in un’università d’élite ha il 15% in più di probabilità di laurearsi rispetto al suo «gemello» con simili capacità.
Anelli, M. (2020) The returns to elite university education: A quasi-experimental analysis. Journal of the European Economic Association
Chiusi i libri e incorniciate le lauree, il vantaggio diventa incolmabile.
Nei primi 15 anni di carriera, chi esce da un’università d’eccellenza guadagna in media 246.991 euro in più.
E attenzione: questo conto è fatto già al netto delle tasse universitarie pagate.
Nei primi 15 anni di carriera, chi si laurea in un’Università d’eccellenza guadagna in media 246.991 euro in più, al netto delle tasse universitarie.
246.991 euro sono una casa. Sono l’addio all’ansia di arrivare a fine mese. È la cifra che può aiutare a chiudere, per sempre, quel famoso debito di partenza.
ACHRAF FADHEL
Bocconi, Classe 2023
Sognare in grande a nove anni
Achraf nasce in Sicilia, in una famiglia che ha lasciato la Tunisia alla ricerca di maggiori opportunità. Dopo aver perso il papà a nove anni, Achraf si ritrova a dover pensare da grande. E in grande. Sogna le migliori università d’Europa perché non può permettersi di sbagliare, un lusso per pochi. I voti conquistati al liceo gli spalancano le porte della Bocconi, che lo sostiene con una borsa di studio e un posto nella residenza universitaria. Oggi lavora a Milano, ma ha lasciato la sua corona d’alloro e la pergamena alla persona che ha sempre creduto in lui: sua madre. Sono la sua rivincita contro il mondo, la prova che alla fine, insieme, ce l’hanno fatta davvero.